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Appello: Idomeni, Calais e adesso Como – La responsabilità non può essere respinta alla frontiera

Centinaia di richiedenti asilo attendono con ansia davanti alla frontiera a Como sperando di potere entrare o di attraversare il nostro paese. La situazione non è ancora chiara, ma potrebbe trasformarsi in una crisi umanitaria.

È compito delle nostre autorità e di tutta la popolazione svizzera di scongiurare un tale sviluppo. Se davanti alle nostre porte si sviluppa una situazione simile a quelle di Idomeni o di Calais, è solo perché noi lo rendiamo possibile.

3459 liberos non chiudono gli occhi.
Obiettivo: 5000 voci per una politica di asilo responsabile.

Possiamo evitare una tale situazione di urgenza rispettando quattro principi:

Divieto di respingimento

Se la situazione a Como dovesse deteriorarsi fino al punto di mettere a rischio il corpo, la vita o la libertà dei profughi, o se non dovesse più essere possibile garantire che una procedura di asilo possa essere effettuata correttamente in Italia, entra in vigore il principio di non respingimento. Anche in caso di riconduzione alla frontiera senza formalità è necessario assicurarsi che le persone non rischino trattamenti inumani o umilianti. Rispettare questo principio è essenziale soprattutto nei riguardi di persone vulnerabili e in vista delle basse temperature autunnali e invernali.

Protezione dei bambini

La convenzione sui diritti dell’infanzia o semplicemente il buonsenso ci obbligano a proteggere in modo particolare i bambini. La convenzione sui diritti dell’infanzia richiede: “In tutte le decisioni che riguardano i bambini bisogna sempre scegliere quello che è meglio per tutelare il loro benessere.” Questo vale anche per la concezione delle politiche di asilo e per le pratiche delle guardie di confine. Non possiamo rimandare dei bambini a Como se lì non sono abbastanza protetti. Molti minori sopravvivono senza tetto, senza essere sicuri di potere mangiare e senza vestiti adeguati. Possiamo e dobbiamo evitarlo.

Mantenere il diritto di asilo

Esistono segnalazioni preoccupanti di casi di profughi rispediti in Italia malgrado la loro intenzione di depositare una domanda d’asilo in Svizzera. I fatti vengono smentiti dal Corpo delle guardie di confine. Le testimonianze sono quindi discordanti. È opportuno ribadire che chiunque sia alla ricerca di protezione deve avere la possibilità di depositare una richiesta d’asilo. È compito della Segreteria di Stato della migrazione – e non delle guardie di confine – di esaminare la credibilità di una richiesta d’asilo e di dare un eventuale ordine di respingimento. Dobbiamo assolutamente evitare di spostare profughi da un paese all’altro senza che ci sia in corso una procedura d’asilo. È l’essenza del sistema di Dublino, e la legalità può essere garantita solamente se tutti i profughi hanno la possibilità di depositare una domanda di asilo.

Abbandonare l’illusione del controllo assoluto

Effettivamente qualche rifugiato deposita una domanda di asilo in Svizzera solamente per potere sparire e continuare il viaggio verso la Germania. È un fatto che purtroppo non può essere evitato. È invece completamente illusorio credere che sia possibile controllare la situazione attraverso una politica delle “frontiere chiuse” o attraverso respingimenti automatici in violazione degli accordi di Dublino. Così i profughi vengono spinti in situazioni di illegalità e diventano prede ancora più vulnerabili e lucrative di passatori senza scrupoli. Questa situazione aumenta le sofferenze per i profughi, ma aumenta anche i costi per tutta la società.

Se seguiamo questi quattro principi possiamo scongiurare una crisi umanitaria davanti alla nostra porta di casa. Gli isolazionisti e i rappresentanti della politica della paura obietteranno che la Svizzera deve imitare gli altri stati europei barricandosi all’interno delle proprie frontiere e lasciando i profughi al proprio destino o addirittura contribuendo a spaventarli.

Non possiamo partecipare a questo concorso europeo di vigliaccheria, in cui vince chi tratta peggio i profughi. Un concorso in cui la lotta agli abusi in materia di asilo cede il passo alla lotta ai richiedenti asilo. Un concorso in cui non vince nessuno tranne i passatori che chiederanno tariffe ancora più alte ed esporranno i profughi a rischi ancora più alti.

È proprio questo concorso di vigliaccheria che ha condotto alle situazioni catastrofiche di Calais e di Idomeni. Rispettando i nostri principi più fondamentali riusciremo ad evitare di fare di Como una seconda Idomeni. Facciamolo!

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